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20/11/2009


Riempiva le braccia
di cuori di stoffa,
una candela di plastica
scaldava il buio;
fredda e distante al tatto
avrebbe lasciato
correre il pensiero
a quei  giorni
con l'indifferenza
che sentiva in
un gesto eroico
e nel nulla delle sue
metamorfiche esistenze
di cellulosa,
tele s-composte nell'a/essenza
fuse in un'unica arteria.
Quell'indifferenza
che li avrebbe portati a cercarsi
ancora una volta,
ancora una,
nella compenetrazione dell'anima,
lasciando che a parlare
fosse stato il respiro,
rara purezza
che sovraintende e
come ineluttabile mano
lenisce l'anima.

Indicibile vento
sull' alba.

Immolata
essenza.


a S. e Pam

Scritto da UnderCaos | alle ore 17:23






10/11/2009




Le carezze sono piccole feritoie sul viso;
se guardi attentamente, in ogni piroetta della mano c'è sempre una stanza da riempire, dopo anni, dopo inganni, dopo colpi allo stomaco, dopo la morte che appare dall'ombra e passa a ghignare sul ventre per lasciare un muto dolore e togliere ogni volta una patina alle cose.
E c'è purezza ovunque, quella stessa di chi ha sofferto e si riconosce sempre come animale selvatico, lupo della steppa che annusa l'odore del sangue anche quando nevica
, fra le dita sottopelle, sulle nocche e nei viali, tra gli sfregi e le arpe che creano la distesa candida di parole che parlano di me, di te, di noi, e di come il male diventi un abito da indossare  a testa alta, camminando con i gioielli e le cicatrici di una vita.

In ogni dove è Amore.
Proteggimi.




Scritto da UnderCaos | alle ore 10:31






03/11/2009






foto by pam


GIANNA NANNINI
30 ottobre 2009
palalottomatica

roma





 
http://www.youtube.com/watch?v=H8CdZgHACoM cLick
dal min 5:13





Scritto da UnderCaos | alle ore 11:55






26/10/2009


non ha paura di perdere
chi è cresciuto come uno stelo
senza nient'altro attorno
se non foglie secche,
chi non conosce il verbo
del futuro anteriore,
del passato prossimo,
del condizonale,
ma trova nell'imperfetto
l'attesa del morire
e nel presente
un anello di congiunzione
tra le notti senza fondo
e le notti orientate da una bussola;
quello sguardo fisso a nord,
esortazione a salire
sempre più sù
senza paure di sorta
e di sorte..
in pieno volo*




non puoi ascoltare sly
e non toccarti


Scritto da UnderCaos | alle ore 15:33






21/10/2009





esser due me
differenti
ed esser unica cosa




Osservando un quadro, una scultura,
o qualsiasi altra opera e prodotto finito,
non possiamo dire che è arte.
Arte è sinonimo di mediazione.
E mediazione tra
un prodotto interno ed un prodotto esterno,
ovvero tra un'idea e la sua realizzazione materiale
(l'opera, sia essa pittorica, scultorea o letteraria).
In quanto mediazione, l'arte, come la cultura,
non è soggetta a critiche, nè a ipotesi soggettivistiche
di qualsiasi opposto e contrario
(bello/brutto, grande/piccolo, vecchio/nuovo).
Sarebbe come compiere una sorta di discriminazione;
la stessa che, in questa sede e altrove,
quotidianamente è nostro dovere combattere.




Scritto da UnderCaos | alle ore 12:54






15/10/2009





Se solo
guardassi
con gli occhi
di una vita a due
vedresti
l'indifferenza
di una notte buia
e di stelle mute
cadere addosso
come palpebre pesanti
stringere un
filo di dolore tra le dita
lo stesso che
traspare dagli occhi
e illumina un
buco emozionale
direttamente
proporzionale
all'espandersi
della solitudine.

Scritto da UnderCaos | alle ore 11:42






10/10/2009








Due mezze solitudini
tra le spine sottocutanee
dei battiti muti












voglio un cuore glitter

Scritto da UnderCaos | alle ore 17:52






03/10/2009



Era sempre lì, persa nella distanza, la stessa che si accorcia nello schianto del vento sulla polvere, raccolta nello sterile autolesionismo del suo vuoto di senso, apoteosi del nulla preferibile, meno urticante, al rimaner attaccati alla vita con una mano; raccolta nelle sue ammissioni, rigorosamente in terza persona, come una demiurgica controfigura che potesse togliere da sé le spine ed il male ad esse congiunto; raccolta in quello scandire perpetuo del tempo dove la verità era una forma altra di alibi, un brivido teoretico.


Il manifesto del senno di poi avrebbe previsto un tragico jazz&blues, una circostanza di sincero cordoglio per quei baci donati all’Amor distratto, all’Amor assente, per quelle stanze dai muri trasudati dei sospiri che aveva lasciato e che nuda l’avevano accolta, per quelle mute lenzuola che come una puttana l’avevano sentita godere, per quelle labbra che avevano fatto belli i suoi seni, per quei corpi acerbi di orgasmi e tepore che pensavano solo, mal riuscendo, a come fotterla.


Osservava quei giri di vite, quei moti perpetui a cui era similare, tuttavia estranea, come fosse rimasta, irrevocabilmente ferma e in-stabile, al frastuono dei vetri delle bottiglie rotte sotto i portici. Indietreggiava sempre di un passo da tutti, come un’insolente nel vedersi creatura.

Era un’enarmonia, un suono di altezza uguale a tutti gli altri, differente nel rapporto delle note.

 
 
 

Scritto da UnderCaos | alle ore 17:01






26/09/2009


E' una fantasia umorale
la notte che cade sul viso,
strappa  terribilmente,
meravigliosamente,
il cuore e una lacrima.
E' solitudine che esplode dagli occhi
tra parvenze di ricordi
che non anestetizzano più
dissolvendo il mondo
in una fotocamera digitale:
scatti, fotogrammi,
fotogrammi di me e di te,
penisole di un pensiero,
nuvole nel suo cielo.
Come veli le fantasie
avvolgono l'amore della notte
allungano il giorno
mostrando la sua ombra
fra cosce e spasmi,
fra vene annodate,
e lasciano che il buio
inghiotta la pelle.
Sconfitta nei sorrisi
evito di morire lentamente,
sul davanzale attendo l'inverno,
una goccia di pioggia che bagni il viso
e sia rifugio per le ore,
le scaldi sul palmo della mano
smarrendo lo sguardo
sulle terre arse del sud.

Abolire l'uso delle parole
rubare un aquilone,
farsi trasportare
a tastoni nell'universo
e non sapere mai
dove finisce
l'immenso.


pam&caos


Scritto da UnderCaos | alle ore 13:24






21/09/2009


E' l'ora dei veleni sfocati
che vivono nell'oscurità dei riflessi.
E' l'ora delle storie a caccia di fantasmi.
Accelerano i massive sul basso volume,
decise le mani sul volante che percorrono
un pensiero, candido, al suo collo sottile.
S'increspano le labbra,
gli occhi colmi di dolore misto a piacere,
sarebbe poi la stessa cosa, chic e bohemien,
come un ricordo degli amanti nelle alcove.
Marty, alla presentazione del libro,
aveva occhi di ghiaccio assetati di potere
e una fantasia d'omicidio,
è per questo che lo tradiva:
un flusso di coscienza intestino.
Non sottovalutarla mai.
E se hai lo sguardo stupito e terrorizzato,
hai superato il confine:
avrai un degno funerale letterario.
Sarebbe meglio e preferibile serrare le labbra
con uno sparachiodi caricato a salve e poi
tacere per sempre.
Adesso siede in riva al lago,
guarda l'orologio,
non fuma da tre mesi,
posa la borsa e sfila le ballerine.
L'ultima cosa che vede proiettata dai suoi occhi
è l'antico pendolo che oscilla,
gli arazzi colorati adagiati sul letto,
la mano che penetra in gola
i denti d'un pettine d'avorio,
sempre più forte, sempre più profondamente.
Non sbagliare una mossa la regola
perchè la storia si scriva da sè.
Adesso che è veramente buio,
adesso che la folla è sparita
e raggiunge la notte al capolinea.

featuring MOON cLick

Scritto da UnderCaos | alle ore 12:58






17/09/2009



Un'altra sera lo fate, come nei patti, dormite col volto fra le sue gambe aperte,
contro il suo sesso, già nell'umidore del suo corpo, là dove lei si apre.
Vi lascia fare.
Un'altra sera, per distrazione, le strappate un grido di godimento.
Le dite di non gridare. Lei dice che non griderà più. Non grida più.
Nessun'altra ormai griderà più per opera vostra.
Forse traete da lei un piacere che ancora vi è ignoto, non so.
E non so se cogliete il brontolio sordo e lontano del suo godimento attraverso il respiro,
attraverso la risacca di quel rantolo dolcis-simo tra la bocca e l'aria esterna.
Non credo.
Apre gli occhi, dice: Che felicità.
Le mettete la mano sulla bocca per farla tacere, non si dicono queste cose, le dite.
Lei chiude gli occhi.
Dice che non lo dirà più.
Chiede se, loro, parlino di questo. Voi dite di no.
Chiede di che cosa parlino.
Dite di tutto il resto, parlano di tutto, tranne che di questo.
Lei ride, si riaddormenta.





Lei sarebbe sempre pronta, partecipe o no.
Ed è proprio di questo che voi non sapreste mai niente.
Lei è più misteriosa di tutte le evidenze esteriori
che avete conosciuto fino a quel momento.
E neppure sapreste mai niente, né voi né alcun altro, mai, di come lei vede,
di come lei pensa e del mondo e di voi, e del vostro corpo
e del vostro spirito, e di quella malattia da cui lei dice che siete colpito.
Lei stessa non sa. Non saprebbe dirvelo, da lei non potreste saper niente.
Non sapreste mai, né voi né altri, ciò che lei pensa di voi, di questa storia.
E nessuno lo saprebbe, anche se secoli e secoli coprissero l'oblio delle vostre esistenze.
Quanto a lei, non sa di saperlo.
Dal momento che voi non sapete niente di lei
direste che lei non sa niente di voi. E vi atterreste a questo.
 



Testi segreti
Marguerite Duras



Scritto da UnderCaos | alle ore 01:10






14/09/2009

 

si sta.
appesi.


 

sul mare degli sguardi
senza memorie di sale.


 

Scritto da UnderCaos | alle ore 17:36






09/09/2009



La religione della mediocrità,
apologia autocelebrativa del nulla,
è ogni professato catechismo
degli opposti e contrari
che non fa mai pace con la comprensione
del malessere  altrui,
alla base di quel mondo
che ruota su un'asse di ipocrisia,
quel vuoto di senso
che mi ripugna con tanta violenza.
Ascolto parole inascoltate,
quelle stesse che per vomitarle
si presuppone ci si debba infilare
due dita in gola
come, allo stesso modo, per bucarsi,
infilarsi un ago in vena:
poco coraggio, nessuno,
nè per l'una, nè per l'altra cosa;
rimangono, le parole,
all'altezza della trachea,
il tossico veleno, solo nella mente.
Mi fido solo di ciò che ho imparato
a NON chiamare Amore,
perchè nell'unicità di ogni sentimento,
e nel pieno riconoscimento di esso,
diventa arbitrario il credere
d'essere in grado d'interpretare un vissuto
con tutte le pulsioni, anche le più violente,
le più irrefrenababili, le più contraddittorie,
e credere di trovare una soluzione
ad ogni mancanza che affiora
dall'intimo sentire.
Forse, per questo,
in sere come queste che Chopin scrisse per me,
con occhi di biglie nere di bambino,
non scorre linfa di vita,
meno che mai di pietà;
e, se fossi ubriaca, nel punto di domanda
non mi sarebbe perdonato,
elemonisando indulgenza, chiedere perchè
a quel folle
ingenuo e incontaminato "di" gibran
dal passo incerto e irregolare
riflesso nello specchio
offrendosi Redenzione
ripetendomi ti salverò ti salverò
in questa notte blu metallo
che affonda nella china nera
dove le foglie sono annodate
e impiccate agli alberi
per non lasciarsi portare via
dal vento del dis-ordine
bipolare.



Scritto da UnderCaos | alle ore 22:56






02/09/2009


Che strana puttana la vita,
sempre qualcosa da chiedere;
se non lo fa
pagherai allo stesso modo,
come un'ossessa,
per un servizio non richiesto:
una formula di rito.
Quando basterebbe,
molto più semplicemente,
svegliarsi un bel mattino,
schiudere le ciglia sotto
l'acqua fredda della doccia,
fissare un punto,
lassù in alto,
una meta, muoversi
e vedersi in cima.
Uno di quei posti
dove non ti accorgi
che il mondo è una sfera
ma un meridiano da dove
passano tutte le cose,
tutte le storie,
ogni vissuto,
un punto
dove tutto converge
al centro del cuore,
dove il tempo
cola dai muri
come goccia trasudata
da leccare, ingoiare,
metabolizzare
respirando ancora
l'odore della legna bruciata.
E dello s-battere
della pioggia.


Scritto da UnderCaos | alle ore 20:46






27/08/2009




ho perso le parole.
resto io.

Scritto da UnderCaos | alle ore 16:09






18/08/2009




ora.
che è estate.
ora.
che un fiore sboccia violento.
ora.
che sento la febbre.
ora.
che ho le labbra
anestetizzate
dai baci
i più vulnerabili
una fetta d'ombra
che mi appartiene
fin dove nevica
lungo i ricami della pelle
fin sotto le viscere
fino all'informe
anima
frantumata
da uno schianto
di denso silenzio
all'altezza del cuore
ora che.
l'afa di agosto
è un porno in controluce.






Scritto da UnderCaos | alle ore 19:46






10/08/2009

 
corri corri via
stringendo aria fra le dita
con l'impazienza di un
niente in technicolor
è un greve equilibrio
l'aspettar godot
un pensiero ossidato
che alterna una
fantasia di contrasto
da gustare in
incondizionato abbraccio
nel backstage di una vita
che cola rimmel
sorella sangue amore
tra intuizioni e intimità
preziosa solo agli occhi
di chi ti scopre
per esser albero frutto e radice
brillantemente indifesa
grida grida via
tutto quello che resta
di quell'aria stretta
non è equilibrio ma
pura astrazione temporale
che s'imprime senza sforzo
sul mio ventre molle
che accoglie materno
senza tendere sterili muscoli
fertile come la terra
i tuoi occhi giallopane
che sanno di spighe
mi scoprono nutrono
felicemente indifesa

caos&walkin (cLick)



Scritto da UnderCaos | alle ore 15:55






03/08/2009







LUMINAL
Isabella Santacroce




-Vorrei un pesce rosso
-Vorrei un petalo di rosa



Scritto da UnderCaos | alle ore 11:25






27/07/2009

Benvenuti all’inferno, questa è casa mia.
Arredi fuoco furioso e luce diesel e idrocarburo aromatico e vapori di tulle di vergini spose.
Bravi, siete arrivati alla tana del lupo e il lupo sono io. Avete mai avuto paura fino a tremare come una foglia di banano? Avete mai temuto che aprendo una porta avreste trovato qualcuno appeso con una corda fatta coi lacci delle scarpe e a quel pensiero quasi vi esplodevano il petto, le retini e il reticolo compatto dei vasi sanguigni? Che cazzo fate tutto il giorno? Su e giù cercando qualcosa per ammazzare la noia, trovare da mangiare, tirare avanti, fare dei figli e una scopata ogni tanto. Impiegatucci dalle nove-alle cinque, battete veloci i tasti dei vostri computer-facebokkini, con la perizia parsimoniosa di un vecchio chirurgo di Beverly Hills, con gli occhi crocefissi di una sacra puttana sacrificata al suo dio, dentro una cloaca maxima coperta fino all'orlo di acido fenico e piscio di capro, come se nulla non fosse previsto per voi, sin dalla vostra nascita. E con la musichetta hip pop, mentre galleggiate increduli in un limbo chimico di disamore, coprite il vostro ridicolo vagito di un quotidiano, disperato tentativo di venire al mondo.
In fondo siamo solo fottuti scorpioni, scarabei-ametista, stercorari epilettici, troppo impegnati a cercare le bugie per vedere la verità. La verità è semplice, è una catenina senza santo, che ci sobbalza sul collo.
Benvenuti all'inferno, dimenticatevi cosa siete e cosa eravate -il vostro giocattolo a molla, le stazioni, i biglietti scaduti, il percorso dell'autobus delle Ramblas, il cretto feroce dentro la testa, l'olio santo che lucida la spada, le domeniche di Maggio- e se vi offro un the al rabarbaro, in questa casa circondata dalla fogna, dovete accettarlo e berlo nella mia stessa tazza.
Sentirete allora l'entusiasmo del vento trafiggervi le ossa, lacrime meticce faranno un ricamo di conchiglie e grani di papavero, sull'orlo del cuore, e finalmente, in questa malerba senza fiori, non avrete più paura, di avere paura.

blacksea | alle ore 19:37 (cLick)

Scritto da UnderCaos | alle ore 10:16






20/07/2009


Non mentono l'odore e il sapore
che attirano la mia lingua
sul tuo sesso che parla d'amore
idea che illumina le stelle
morte cercata in moltitudini
di forme liquide e colori
l'unica d'ascoltare senza capire
sospesa in uno spazio a mezzaria
scomposta tra divano e soffitto
soliloquio di dita che trasudano
umidi respiri e dividono il cuore
su tavole imbandite di miele e parole
un madrigale amoroso intessuto
da caldo vento di scirocco
a cauterizzare pelle e tessuti
per incidere il tuo nome sull'attesa
di congiunture di fianchi e corpi

 

Scritto da UnderCaos | alle ore 11:54






14/07/2009





l'arcobaleno è una cicatrice senza sigillo
orfano della sua solitudine






Scritto da UnderCaos | alle ore 17:02






13/07/2009


Un'ora,
un giro di lancette,

un giro su te stessa
nuova carne
non ti accorgerai
della differenza
tra te e il cosa

se solo riuscissi a
fermare quelle lancette

anche per un istante
sentiresti farmi liquida
far mostra della forza
attraverso luci e colori
immensa come universi

se solo riuscissi a farmi largo
tra macchine e asfalto
tra la solitudine
della carne dell'anima e

il custode carnefice
della mia mente

placherei la fame
fino al tuo ritorno
che da brava puttana
seguirai il copione

un altro, e un altro ancora
dipingerai le mie lenzuola
mercante di seta sulla tua pelle
questa benda scopre
come non mai

segreti piaceri
sublimi delizie
dell'esser mia
pellicole d'autore
fotografo un sospiro
un gemito
altro giro di lancette
e confondi i ruoli
ciglia s-schiuse
da pioggia al neon

sentirla tra le tue labbra
lo sguardo mai sazio
gli occhi illuminano la scena
-di instabili frequenze-
devo reinventarmi.

18-11-2008

Scritto da UnderCaos | alle ore 07:27






09/07/2009


la rabbia - louis nero




- Non riuscivo a capire se era inadatto il metodo. Capisci, era snervante, veramente snervante. Nessuna soluzione sembrava venir fuori, la pagina continuava ad urlare, anzi, imprecava. Avevo addirittura l'impressione che le lettere godessero di vita propria. Riprovavo e riprovavo: niente. Quello che scrivevo non era assolutamente paragonabile al pensiero, non riuscivo a metterle sullo stesso piano e consideravo solo il pensiero il mio vero parto. La parola scritta non era che un pallido fantasma.
- Non riuscivi ancora a dominarla, era lei a dominare te.
- E' poi necessario dominare la scrittura?
- Nel mio casi direi di si, anche se potremmo discutere a lungo sulla funzione della parola scritta.
- Si parlava della frustrazione causata dal risultato finale, quando ti accorgi che il processo creativo ha fatto sì che quello che ti trovi di fronte, non ha niente a che spartire con l'idea di partenza. Non credo sia sempre un male. Ad un certo punto entra in gioco una forza sconosciuta, qualcosa di impalpabile che ti guida verso una meta nuova. Considerare l'idea di partenza è sempre nettamente superiore, è solo avere un'alta opinione di sè come pensatore.
- E' l'unico modo per non impazzire. Credo che con la pratica, siano caduti determinati anelli che rendevano il passaggio più faticoso.
- Sei arrivato ad un compromesso con te stesso. Come procede il lavoro?
- Procede. Ti è venuta qualche idea da sottoporre ai tuoi sceneggiatori?
- Niente di fondamentale. Mi faccio sentire presto.
- E' un regista in crisi. A volte si diverte a distruggere le sue stesse idee, una specie di autocombustione mentale.





- Aprire altri occhi in altri luoghi, solo alcuni riescono. Ho percepito spazi, parole senza suono nei sentieri interrotti che giraro su sè stessi come in una spirale seguendo traiettorie indefinite. Nell'ombra, sotto gli alberi, laggiù anche il suono più debole è il pensiero di un vecchio saggio.
Il nonno non c'è più, è morto.
Non credere a chi crea storie sempre uguali, storie a lieto fine, per raccontarci una sola verità perfetta e tagliente come un'arma che un giorno ti trafiggerà, ti umilierà. Ti ricordi? Io amo i sentieri poco battuti, intrapresi per caso; amo il chiaro-scuro, gli intricati grovigli, i disegni senza schema misteriosi, sospesi. Non credere alle facili argomentazioni di chi giustifica massacri. Credi solo al sangue versato, alla notte senza fine, ad un corpo senza calore, ad una piccola scarpa lasciata vuota. Ecco perchè le parole ingannano, il sangue non lo farà mai. Guarda che pozzo nero e profondo che hanno creato. La tua rabbia sarà il tuo dolore e anche la tua forza. Puoi scagliarla contro te stesso o contro gli altri, come il tuo povero nonno, addosso agli altri per diventare un violento, peggio un assassino; oppure puoi tenerla dentro di te, cullarla, alimentarla, fino al momento in cui riesci, e questa è la cosa più difficile da fare, a trasformarla, a trasformarla in un'azione, in una forma di pura bellezza. Solo allora, dal piombo nascerà l'oro. Questa possibilità esiste veramente: non smettere mai di gridare.





- Fermare il tuo pensiero un attimo, non dare troppo peso all'apparenza. Io non sono quello che vedi, sono la forma del tuo incoscio.

- Mi sento abbandonato, respinto, incompreso, con le spalle al muro.
- Ma hai scelto la strada più difficile.
- Il mio amico, invece...
- E' solo molto triste nel pensare a quel povero cagnolino che deve ingurgitare quella robaccia. Vuoi che ti racconti delle schifezze che ci mettono dentro?
- Lasciami almeno la speranza, l'illusione.
- Il tuo amico è complice del misfatto. Si è venduto per trenta denari.
- Aveva le mie stesse idee, abbiamo fatto insieme lo stesso percorso. Al bivio ci siamo fermati e divisi.
- Hai rabbia, vero ragazzo?
- Incontenibile.
- Cerca di canalizzarla, non deve divorarti, controllala, vezzeggiala la rabbia. E' quello che ti distingue dalla massa. Usala in quello che fai. Voglio raccontarti una storia. Hai sentito parlare del dottore Van Loon?
- Credo di no.
- Ascolta. Il dottore Van Loon era un amico intimo di Rembrandt. Un giorna va a casa del pittore e questi gli dice: "Van Loon, quello che è importante è l'anima immortale di ogni cosa creata".
Van Loon rispose: "Intende, maestro, l'anima immortale dei tavoli e delle sedie, dei gatti e dei cani, delle case e delle navi"?
Rembrandt, con voce sicura, rispose: "Esatto, è proprio così".
Il dottore rimase in silenzio per un po', poi chiese: "Ma quanta gente, in tutto il mondo, sarà in grado di capirlo"?
Sorridendo, Rembrandt replicò: "Tre o quattro ogni cento persone. Quattro, al massimo. Gli altri, non capiranno mai di cosa stiamo parlando. Tuttavia, si prenderanno la loro vendetta".
"E in che modo si prenderanno la loro vendetta"?
"Ci lasceranno morire di fame".


Scritto da UnderCaos | alle ore 14:55






07/07/2009





è nell'impossibilità di dir
ti no
che si erge un castello
ingoiato da mare vorticoso
riemerso in ogni tuo sogno
dove perdi ogni controllo
e memoria del tuo nome
svuotando d'inchiostro e parole
silenzio in cui attingi le mani
in overdose di battiti
una centrifuga i pensieri
un'iperbole il respiro
giusto il tempo di rincorrerti
ancora una volta




Scritto da UnderCaos | alle ore 12:43






05/07/2009












rimani così
nel sogno in cui sei
e lasciati sussurrare


marlene kuntz - infinità












4 è il numero dell'amore


Scritto da UnderCaos | alle ore 20:18






03/07/2009



Una perdita,
una separazione,
sì grave che la mente
ancora vacilla a misurarne
il peso tra i ricordi
lucidi e patinati.
L'abbandono è un lutto
mai elaborato;
il non ritorno,
una ferita mal cicatrizzata.
L'incoerenza è
un tratto della solitudine
e delle pratiche fallimentari
messe in atto
nelle ore annoiate,
nelle bugie mattutine
sul quel sorriso scomposto
che osservo a lungo
masticando punte di capelli sfibrati.
Il cielo uno schianto
sui marciapiedi dai fili elettrici,
colori, suoni e luci artificiali al neon,
un dolore senza età
che smussa gli angoli
di ossessioni e vuoti a perdere
e a rendere in sensi di colpa.
Nessuna nenia amorosa
e nessun bacio
prima di chiudere gli occhi,
rimango in una fantasia
sessual-pseudo-reale,
ancora sensibile all'odore
del primo sangue
che si sgretola tra le dita
con la sensazione del mancarsi addosso,
l'entrar sempre da quella parte
dove altri escono.
Un massacro a cuore nudo
i tuoni della tua ombra.

luglio 2007



Scritto da UnderCaos | alle ore 11:07






26/06/2009


Prendimi ancora notte

con tutte le luci che hai
nel cuore.
Lasciami ancora
respiri dentro gli occhi
parole sulla lingua
battiti nelle orecchie.

Fammi morire notte
spirami
visioni sull'anima.

essere il sogno della notte
senza nessun corso degli eventi
come un salto nel vuoto
avvolta dal nulla
aleggiando senza mai ritornare
al punto di partenza:
arcipelago senza isole
deserto senza sabbia
marea senza mare
casa senza mura
cuore senza battito
il prima
del presente appoggio un calice sulla schiena
non ho memorie future
se non l'impercettibile sensazione d'esser nulla senza te


pam&caos (cLick)


Scritto da UnderCaos | alle ore 16:04






23/06/2009


Siamo carne e Verità
chiese fragili
su profani altari
dalle morti lente
dalle incerte mete
cupa follia eterna
colore di un istante
lacrime di sale nel vino
eucarestia di ricordi
oscena santità
arabeschi di parole
polvere di clessidra
reminiscenze d'assenza
deserti d'argilla

la metà oscura della luna


Scritto da UnderCaos | alle ore 13:19






17/06/2009



Sono solo un ammasso
di carne e sangue

ancora informe e non sfiorato
dal soffio di Dio,

questo cielo che cresce
a velocità esponenziale

darà all'Alba una nuova verginità.
Ho smarrito il quando
e il senso d'esser qua

un giorno, due, un mese, due,
un anno, da sempre;

non mi trovi nessuno,
non attendo altro:

che a soffiare sul mio nome sia il vento.
Non ho la forza del risveglio,
come potrei dormire.

E ti sorprendo
ad ascoltare i miei silenzi,

un canone inverso tra me e te
che coltivi come un morso di luce
sull'orlo dell'oblìo di me,
fragile a cingere il tuo cuore,

oltre l'immenso dei tuoi occhi in cui persi,
per ritrovarla poi,
ri-maneggiata,

sull' incedere stentoreo
dei tuoi passi,

la mia anima.

luglio 2007


Scritto da UnderCaos | alle ore 15:23






14/06/2009




la seduzione
è una notte senza fondo
dentro un calice colmo
di stelle senza suono,
come vuoti a perder/si
melodie scandite da un giro
di lancette in un valzer lento

 

Scritto da UnderCaos | alle ore 19:15